Anno dopo anno il cerchio delle conoscenze si è allargato: il proprietario di un grande albergo, il medico bravo anche nel guarire i danni provocati dallo sci, per non parlare degli incontri sempre più cordiali, benché ovviamente occasionali, con gestori e proprietari di impervi rifugi… E intanto con Renzo e Paolo l’amicizia si è consolidata fino al punto che non sembri azzardato definirla affettuosa.

In effetti già dai primi soggiorni in Fassa avevo con una certa facilità suscitato intorno a me simpatia e apprezzamento in virtù del genuino entusiasmo con cui io, nato in una città di mare, del meridione d’Italia, e non più giovanissimo, mi accostavo alle “loro” montagne; e tuttavia era evidente che questa “corrispondenza di amorosi sensi” non comprendeva la pratica dell’alpinismo, e infatti nell’andar per monti si ristabilivano i ruoli: io cliente, Renzo guida.

Questa, che allora avvertivo “solo” come una sottovalutazione delle mie doti alpinistiche mi corrucciava non poco. Ma, nato sotto il segno del Leone, con ascendente Leone e da madre anch’essa Leone, l’orgoglio, di per sé carattere tipico di questo segno, ma nel mio caso elevato alla terza potenza, non mi avrebbe mai consentito di far trapelare questo corruccio.

La situazione di “stallo” che ora ho descritto, si risolse inaspettatamente e nel migliore dei modi, in occasione di una gita, una delle più belle che abbia fatto nelle Dolomiti, come passo ora a raccontare, aderendo al gentile invito della signora Virna Pierobom.

Nel settembre dell’ormai non più vicino 1992, al termine di una delle tante scalate compiute alla corda di Renzo, il mio mentore forse perché contentissimo per aver superato ben due cordate con me al “rimorchio”, mi propose di partecipare alla gita sociale della nostra sezione SAT prevista per il sabato seguente, il 19 settembre. L’escursione in programma consisteva nella traversata dal rifugio Alpi di Tires a quello d’Antermoia lungo la cresta del Milignon, da poco attrezzata mediante la via ferrata Laurenzi.

   
© Vin Cen