Di buon ora ci trovammo nella piazzetta di Canazei. Renzo, Rosa, la consorte di Paolo e indiscusso capo dei Riz, con l’allora giovanissimo figlio Christian, Paola Margoni, esperta escursionista, Sergio Valentini già affermatissimo alpinista e Diego Riz, fratello di Paolo.

In jeep raggiungemmo comodamente il rifugio Alpe di Tires dove ci rifocillammo rapidamente e alle 10 ci incamminammo verso la vicina ferrata. Giunti all’attacco, dopo esserci preparati, Renzo mi porse la corda e, come se nulla fosse, mi disse: «ciola-ite la femenes e chel-bez» (cioè: porta tu le donne e il ragazzo) e con passo deciso raggiunse il cavo di sicurezza. Non senza una certa emozione legai la signora Riz e il pargolo, mentre Paola sdegnosamente rifiutò. La ferrata Laurenzi si svolge, come dicevo, lungo la cresta del Molignon, con visioni molto suggestive della Val Duron, della stretta Val del Ciamin e dell’Alpe di Siusi. Le difficoltà non sono eccessive ma il percorso richiede attenzione. Forse è superfluo sottolineare quale sia stata la prudenza con cui ho assolto il compito affidatomi da Renzo: non è esagerato paragonarla a quella richiesta a una cordata che percorresse il celebre traverso della Micheluzzi al Ciavaces. Tuttavia riuscivo a godere delle bellezze paesistiche offerta da questa bella ma severa montagna, così ricca di torri, pinnacoli e guglie. Proprio su una di queste vidi con la coda dell’occhio un qualcosa che si muoveva velocissimo: che fosse un camoscio? No, apparteneva alla nostra specie, la più cattiva, ma in questo caso l’esemplare era un’eccezione, trattandosi di una delle persone più buone che abbia mai conosciuto, Sergio, che, spinto da non so quale curiosità, in un baleno aveva scalato l’appuntita guglia.

   
© Vin Cen