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- Pubblicato: 17 Maggio 2013
Giunto a questo chiodo mi concedo una breve sosta; nel riprendere fiato cerco di ricordare quanti anni sono trascorsi da quando con Lello richiodammo questa via. Più conto gli anni, più lo sguardo indugia sul chiodo Cassin fino a che nel mio cervello si fa strada un sinistro pensiero: perché non tenermi al chiodo e vincere con questo aiuto il difficile passaggio? In fondo si tratta di trasformare un V+ in Ao, quelle sottise! E poi chi mi avrebbe visto avvolti come siamo in queste dense nuvole? La mano già si allunga, come mossa da motu proprio,verso il chiodo tentatore, e il corpo si inclina verso destra pronto a seguire la mano...
Ma ecco giungere repentino un gran colpo di vento che squarcia le nuvole. Istintivamente volgo lo sguardo verso il sentierino e mi appare ieratica la figura di Onofrio, zaino in spalla, che naso all’ in su mi guarda e saluta. Perbacco! La mia mano si allontana veloce dal chiodo che già sfiorava e maschera la vile intenzione ricambiando il saluto. Che fare? Le nuvole impietose non si richiudono. Onofrio è sempre con il naso all’insu. Orgoglio sprona... Fiducioso nella collaudata bravura di Lello che mi fa sicura, affronto con decisione il passaggio e neanche con eccessiva goffaggine riesco a saltar su. Respiro di sollievo (forse anche di Onofrio). Grandi saluti al presidente che ricambia e poi prosegue verso lo spigolo sud.
Attrezzo la sosta, ignorando un osceno quanto inutile spit piantato sull’ottimo spuntone che da sempre è utilizzato per la sosta, e faccio venire Giuseppe che con disinvoltura mi raggiunge. Bravo. Poi viene, con la sua flemmatica sicurezza, Lello: stretta di mano, tutti contenti!
Giù per il sentiero a raggiungere i nostri amici, che sono ancora impegnati a fare scuola, e Onofrio che, da buon alpinista quale egli è, elargisce complimenti a tutti.
La bella giornata, malgrado il tempo che è stato sempre brutto, viene immortalata da una fotografia scattata da Giuseppe.
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