L’Annuario dell’Accademico compie cent’anni
(App. me. 2008, p. 95)
L’Accademico ci regala una nuova piacevole sorpresa, dopo la ristampa del bel libro di Thomas Graham Brown, Brenva (di cui abbiamo dato notizia ne L’Appennino meridionale 2007 fasc. 1), offrendoci la pubblicazione, questa volta in anastatica, ancora di un classico: il primo Annuario del CAAI, uscito nel 1908, giusto cento anni fa!
Naturalmente una vera ricercatezza per i non pochi alpinisti che coltivano anche la passione per la bibliofilia, ma soprattutto un significativo documento del patrimonio di valori condivisi che percorre la storia dell’alpinismo propriamente inteso.
Nella brevissima Presentazione del Presidente Generale Giacomo Stefani si legge: «C’è in queste pagine un’attualità incredibile dovuta alla visione quasi profetica che i soci fondatori del CAAI hanno avuto e ci hanno trasmesso». Infatti nell’apprezzabilissima Introduzione del tutto priva di retorica, Ettore Canzio, allora Presidente del CAAI, scriveva: «Il Club Alpino Accademico è una vera scuola di alpinismo[…] vi si fa un alpinismo che non ha nulla di speciale se non che di essere fatto in modo molto attivo ed essenzialmente a scopo di divertimento, di sport, nel significato più degno della parola, che è quello di ricercare il perfetto accordo fra l’ammirazione della natura alpina, e il piacere che ci dà il vigoroso impegno delle nostre energie fisiche e morali». In primo piano è dunque una figura etico-estetica più che riduttivamente atletica, di Alpinista, che non insegue la performance straordinaria e competitiva come unica, qualificante giustificazione del suo gesto, ma semmai raggiunge i risultati più esaltanti nella sfida in prima persona per catturare tutte le possibilità che la dimensione alpina può offrire.
L’Annuario comprende le relazioni di numerose ascensioni, molte ritenute all’epoca di notevole difficoltà, compiute dai soci, il cui elenco, che chiude il volume, annovera solo trentasette nominativi.
Ancora una volta dobbiamo essere grati al nostro amico Francesco Leardi per averci inviato questa interessante ed elegante pubblicazione.