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La montagna presa in giro

(App. Me. 2004, p. 216)

Giuseppe Mazzotti, settanta anni dopo.

Non molti sono i giovani, e anche meno giovani, alpinisti che sanno chi è stato Giuseppe Mazzotti o che hanno letto qualcuno dei suoi pregevoli libri. Di ciò è responsabile anche la cosiddetta “editoria di montagna” che, da molti anni, non ripubblica i suoi libri né ha dedicato a questo significativo uomo della montagna un qualche scritto su uno dei periodici sempre più ricchi di policrome illustrazioni e sempre più poveri di significativi contributi culturali.

È dunque un evento importante, per chi considera l’alpinismo intrinsecamente legato alla cultura, il convegno: “La montagna tra mito e oggetto. Immagini e pensieri settanta anni dopo la Montagna presa in giro di Giuseppe Mazzotti” che si è tenuto a Valtournenche in Val d’Aosta il 21 e 30  luglio e a Belluno il 12 e 18 ottobre 2002 e la lettura degli atti di questo convegno ci consente, mi sembra, di avvicinarci alla figura di Mazzotti nel modo migliore.

Giuseppe (Bepi) Mazzotti, nato a Treviso nel 1907, ha ricoperto numerose e prestigiose cariche in molte e importanti associazioni culturali ed è stato un appassionato alpinista, tanto che nel 1953 venne ammesso nell’Accademico. In quell’occasione, come apprendiamo dall’intervento tenuto al convegno da Bepi Pellegrinon, Mazzotti scrisse all’amico Furio Bianchet, che lo aveva proposto come socio, a commento dell’elenco presentato al CAAI delle sue ascensioni: «Mi accorgo di avere fatto ben poco specie se lo confrontiamo  a quello che fanno i giovani d’oggi…. Per me l’alpinismo è stato, tra l’altro se non soprattutto, un modo di superare me stesso con tutte le mie debolezze e difetti di uomo».

Le scalate compiute  da Mazzotti non sono secondarie, come afferma lo stesso Pellegrinon, «ma rappresentano autentiche gemme che molti avrebbero voluto aver colto sui monti della catena alpina». Difficili o meno difficili che fossero le scalate, quello che preme a Mazzotti  è affermare il primato della cultura sulla prestazione sportiva; la pratica dell’alpinismo contribuisce a «conoscere se stesso!».

 Ha ragione Dino Buzzati quando afferma «La montagna gli ha dato il successo: non già perché egli abbia fatto delle grandi scalate, ma perché sulla montagna ha scritto dei bellissimi libri». E bellissimi sono davvero La montagna presa in giro, Grandi imprese sul Cervino, e La grande parete. Tutti libri, che nell’ambito della letteratura di montagna, ebbero grande successo, testimoniato dalle numerose ristampe e traduzioni in varie lingue.

La montagna presa in giro pubblicato per la prima volta nel 1931 con gustosissimi disegni di Sante Cancan, è un «libro profetico» come lo definisce Italo Zandonella nel suo intervento in cui lo analizza capitolo per capitolo. Ci limitiamo a riportare un brano tratto dal capitolo Sogno dell’arrampicatore: «Da apposita tribuna il pubblico ammirerà i campioni favoriti... La scala delle difficoltà della scuola di Monaco sarà a quel tempo certamente eclissata da altre scuole… Un pratico sistema di ventose permetterà di salire ovunque...gli arrampicatori giungeranno alla base delle pareti su speciali portantine in perfette condizioni fisiche e morali... Saranno indette gare di velocità  su pareti a strapiombo, coperte di ghiaccio artificiale… L’attuazione di tali gare sarà possibile anche dove non ci sono montagne purché vi sia un muro…» e così Zandonella  commenta: «Mai profezia fu così esatta. Mazzotti aveva previsto tutto. Come sia stato possibile fare questo 72 anni fa, resta un mistero». E noi siamo meravigliati e ammirati da questo giovane che a soli 23 anni (l’opera venne concepita nel 1930) ha saputo trattare il tema alpinismo-arrampicata con tanta ironia, ma sempre nei limiti del buon gusto, polemizzando implicitamente con personaggi di spicco dell’ambiente alpinistico legato al fascismo come Varale e Rudatis,  in un periodo in cui il libero pensiero non era certo di moda.

 

 

AA.VV. La Montagna tra mito e oggetto. Immagini e pensieri settant’anni dopo La Montagna presa in giro di Giuseppe Mazzotti. A cura di Antonio Beltrame.

pp. 116, ill. n. t. edizioni papergraf, Piazzola sul Brenta 2003

ISBN 88-87264-87-2   br., z 15.00