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- Pubblicato: 20 Ottobre 2013
Rosa Riz
Vacanze capresi: una burrasca e una scalata
(App. Me. 2004, p. 181)
Prologo tragicomico
Una volta deciso che per quest’anno la nostra breve vacanza primaverile doveva svolgersi in quel di Napoli era logico, visti “gli appoggi in zona”, che una scalata ai Faraglioni non poteva mancare, si trattava di una tappa praticamente “obbligatoria”.
L’ amico Francesco del Franco, nostra “guida storica”, aveva decantato tanto spesso e con tanta enfasi la bellezza di questi luoghi ameni e al tempo stesso impervi, che la nostra curiosità non poteva non essere soddisfatta.
Così giunti a Napoli il primo sabato di maggio, ci imbarcammo velocemente sull’aliscafo per Capri senza neanche degnare di uno sguardo il mare.
Errore! Errore grave soprattutto per noi che, pur dominando vette aguzze, orridi dirupi, insondabili crepacci, con il mare abbiamo ben poca dimestichezza. Così all’uscita dal porto ci rendiamo ben presto conto che il mare del golfo di Napoli, pur non paragonabile a quello tempestoso di Scilla e Cariddi, responsabile di molte leggende e di qualche naufragio, può anche gonfiarsi ed accavallare onde impetuose che, sbatacchiando con rolli e beccheggi la nostra minuscola imbarcazione, non impiegarono molto per porre a soqquadro le nostre teste…
La situazione precipitò velocemente quando ci accorgemmo che i passeggeri intorno a noi (forse anche loro non lupi di mare) iniziarono ad impallidire e ad aggrapparsi nervosamente ai sedili (è noto che il mal di mare è fortemente contagioso!). Paolo mi testimoniava tutto il suo disappunto con uno sguardo che non saprei definire se comico o drammatico.
Ogni cosa però, bella o brutta che sia, ha fine. Così, come Dio volle, giungemmo nel piccolo porto di Capri e, appena i marinai ammainarono la passerella (anche io ho imparato qualche termine marinaresco), senza neanche rivolgere uno sguardo alla bellissima “Marina grande” ci precipitammo sulla banchina e poco mancò che non ci inginocchiassimo e, novelli Colombo, baciassimo la terra.
Dopo una obbligatoria (e qui il termine è senza virgolette) sosta per riprendere fiato ed equilibrio dal famoso Bonocore, imboccammo la via per Punta Tragara e scendemmo al “porto di Tragara” ove, dal ristorante “Luigi” ci fu possibile ammirare il Faraglione di Terra in tutta la sua verticalità che con pareti strapiombanti incombe sul piccolo istmo che lo collega all’isola.
E di questo per quel giorno ci dovemmo accontentare!
Lo sconsolato rientro a Napoli fu per fortuna più tranquillo, ma la delusione per la mancata scalata pesava non poco sui nostri cuori.
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