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- Pubblicato: 21 Maggio 2013
Come il montanaro, così il turista deve essere consapevole che la sua scelta di andare in montagna comporta il contatto con una realtà ben diversa dalla città: «lasciare la città vuol dire anche questo: accettare che una parte del mondo contemporaneo possa risiedere altrove, lontano dai centri tradizionali fuori dalle rotte del mercato globale. Accettare l’alterità come ricchezza insostituibile e scoprire finalmente che esiste qualcosa che non si può comprare nei grandi magazzini» (p. 138).
L’ultimo capitolo prende in considerazione dieci realtà, presenti lungo tutto l’arco alpino, emblematiche di come nella pratica siano state affrontate alcune delle problematiche prese in considerazione in questo libro. Un’appendice di documenti e una bibliografia scelta chiudono il volume.
Dopo questa ampia esposizione necessaria per la molteplicità dei temi trattati, si impongono alcuni interrogativi al margine.
Innanzitutto sarà davvero possibile un radicale cambiamento “guidato” dall’economia, senza che si verifichi una così grave crisi generale dell’economia stessa, tale da provocare una significativa caduta della frequentazione di massa della montagna? Lo “sviluppo sostenibile” si dimostrerà un concetto capace di produrre una nuova visione dell’economia o si rivelerà solo l’ennesimo slogan di belle speranze utopiche?
Personalmente ritengo più plausibile puntare su un cambiamento di prospettiva nell’ambito della formazione culturale. Senza un buon livello di saperi e competenze, ampiamente diffusi, che cosa può rendere possibile l’incremento di “montanari consapevoli”, spinti da una forte motivazione etica, e di “turisti responsabili” disposti a lasciare la città in favore di un’alterità intesa come impagabile ricchezza? Se è vero che la scelta di vivere nelle Alpi sarà anche una questione estetica cioè di stile, quale sarà il bagaglio culturale adeguato per renderla preferibile? E chi o che cosa potrà fornirglielo?
Certo non basterà quella cultura di massa dequalificata che, anche a parere di molti addetti ai lavori, inquina ormai l’insegnamento scolastico compreso quello universitario, e va per la maggiore grazie ai mezzi di informazione, dalla televisione alla stampa, a Internet, mortificando ogni stimolo alla ricerca approfondita, all’intelligenza e creatività personale. Ma tant’è; a proposito: quanti, sia pure nell’ambiente specifico di assidui frequentatori della montagna, leggeranno, ma leggeranno davvero questo bel libro così ricco di problematiche di loro sicuro interesse?
Enrico Camanni, La nuova vita delle Alpi
pp. 228, Bollati Boringhieri, Torino 2002
ISBN 88-339-1402-X, br. € 13
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