Bibi e Lino

Una cordata oltre la vita

(App. Me. 2009, p. 99)

Luigi Ghedina, “Bibi”, uno dei fondatori della società “Scoiattoli” di Cortina (1° luglio 1939) ci ha lasciato la sera del 26 agosto 2009. Al profondo dolore della sua famiglia ha partecipato con commozione tutto il mondo dell’alpinismo e chiunque lo abbia conosciuto.

Le belle avventure alpinistiche che lo hanno visto impegnato: la prima ripetizione e senza bivacco con Lino Lacedelli della Bonatti-Ghigo al Gran Cappucin, le molte vie aperte sulle montagne della Conca ampezzana, da quelle facili alle estreme come la Direttissima al Pomagagnon o, sempre con Lino, alla Cima Scotoni, saranno ricordate in modo più appropriato da chi quelle vie ha percorso.

Nella nostra rivista ("L’Appennino meridionale", anno 2006 fasc. 2) abbiamo tracciato un profilo di questo protagonista dell’alpinismo classico. Vorrei qui ricordare il mio incontro con Bibi e rendere una testimonianza di quanto profondo sia il mio debito per i suoi insegnamenti.

Ho conosciuto Bibi nel luglio dell’’87 quando durante una escursione salii al rifugio di Pomedes, all’epoca una minuscola costruzione abbarbicata alle rocce sottostanti Punta Anna, un vero nido d’aquila. Il luogo m’impressionò tantissimo: dall’ampia terrazza prospiciente il rifugio si potevano ammirare tutte le montagne della Conca ampezzana e quel giorno, come se attendessero questa visita e volessero sedurmi, risplendevano in tutta la loro bellezza. Ne rimasi così affascinato che da quel momento la mia vita è cambiata, avendo deciso di dedicarne una cospicua parte alla gioia di soggiornare in quei luoghi straordinari.

Immediata una cordiale simpatia con Bibi, da cui sarebbe nata una vera e propria amicizia, anche grazie alla presenza, vorrei dire catalizzante, di quell’eccezionale persona che era la Lucilla, moglie e compagna da sempre di Bibi.

E poi l’iniziazione. Dopo una salita di “collaudo” per la ferrata di Punta Anna, Bibi ed io scalammo la Gusella di Passo Giau, la mia prima salita in roccia. Un via di II e III grado, ma una via di montagna di più tiri! È stato questo il primo e forse fondamentale insegnamento di Bibi: la prima scalata deve essere su una via facile ma di più tiri, e ad esso ho sempre tenuto fermo, soprattutto quando, acquistata ormai la dovuta pratica, ho portato in roccia non pochi amici e conoscenti. Col tempo ho capito di apprendere concretamente, più osservando il comportamento di Bibi che limitandomi ad ascoltare le sue preziose ma, non a caso, sporadiche parole: durante una scalata mangiare poco e mai panini e simili, magari frutta; bere pochissimo (“più bevi, più sudi e più hai sete … e l’acqua pesa!”); per le scalate brevi, quelle contenute nei 300 metri niente di tutto questo: solo le mentine col buco (Polo) divenute per noi le “mentine di Bibi”; così pure riguardo l’abbigliamento le “prescrizioni” di Bibi erano rigorose: pantaloni alla zuava con “sbuffo” al ginocchio per garantire un ampio movimento nella flessione della gamba (ottimi quelli realizzati nella manifattura del sarto Fazio) e sotto la giacca a vento … tutti indumenti in fibra naturale.

   
© Vin Cen