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- Pubblicato: 01 Luglio 2013
(App. Me. 2006, p. 149)
Luigi Ghedina ha moltissimi amici che gli sono profondamente affezionati. Lo chiamano tutti “Bibi”, ma questo nomignolo suona diverso a seconda di chi lo pronuncia: se si tratta degli amici “alpinisti” squilla quasi fosse il grido di “vetta”, se invece è pronunciato dagli amici di tutti i giorni assume un tono più sommesso, quello con cui si interpella una persona particolarmente cara.

Non è difficile dare ragione di questa differenza “musicale”: infatti per gli alpinisti, quelli “classici” beninteso, cioè coloro che usano esclusivamente chiodi e martello, l’agile bisillabo, col suo duplice veloce alternarsi, foneticamente perfetto, di vocale e consonante, non può che evocare un mitico personaggio a cui ci si sente debitori di intensi sentimenti, fantasie e avventure. Ne sono testimoni i numerosi libri di storia dell’alpinismo in cui sono ben raccontate le imprese e le esperienze vissute sotto la guida e l’ispirazione di un grande conoscitore della montagna come lui (non senza il viatico di qualche sosta nei bar di Cortina!).
C’è anche una buona parte della vita di Bibi, non strettamente legata all’alpinismo, illuminata dal suo grande amore per la moglie Lucilla, dall’affetto premuroso per i suoi figli, impegnata in un intenso lavoro di cui è frutto eloquente il suo rifugio Pomedes: ma si tratta per l’appunto della sua vita privata, ed è diritto del solo Bibi di raccontarla.
Mi pare invece lecito menzionare un altro aspetto poco noto, e certamente meno impegnativo, ma emblematico del Bibi alpinista, anche perché mi riguarda personalmente: è quello che potremmo dire legato alla didattica, da non confondere naturalmente con il ben noto ruolo di guida che Bibi ha svolto per tanti anni, aprendo numerose vie spesso insieme a clienti importanti e ancora più spesso insieme a signore di grande fascino. Mi riferisco all’attività della Scuola di roccia – Scoiattoli di Cortina, che faceva capo al rifugio Pomedes e aveva come unico maestro, appunto, Bibi. Chi scrive, dunque, è stato forse cronologicamente l’ultimo allievo di questa alta scuola, e di tale prima esperienza alpinistica, malgrado il non poco tempo trascorso, conserva il più vivido, gradito ricordo.
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