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- Pubblicato: 09 Maggio 2013
I Quaderni del CAAI
(App. Me. 2006, p. 108)
Il terzo quaderno dell’Annuario del CAAI, pervenuto alla nostra redazione grazie alla gentilezza dell’accademico Francesco Leardi, ottimamente curato da Giovanni Rossi e Carlo Ramella, raccoglie non pochi documenti di grande interesse storico, alcuni tradotti per la prima volta in italiano, concernenti significative imprese dell’alpinismo classico, compiute nell’arco di tempo che va dal 1882 al 1939, sia nel settore occidentale che in quello orientale.
I curatori hanno corredato i documenti con brevi ma significative introduzioni storiche (da cui sono tratte le citazioni riportate tra virgolette) e di alcune note esplicative. Ragguardevole, sia per l’importanza storica che per la qualità estetica è l’apparato iconografico che arricchisce l’opera.
Apre il volume la relazione di Alessandro Sella della prima ascensione con i suoi fratelli Corradino e Alfonso e il cugino Gaudenzio, al Dente del Gigante, ascensione che suscitò accese polemiche perché era stata già tentata dal grande Mummery che però, giunto sotto una parete molto difficile, e giudicandola non scalabile «con mezzi leali», aveva preferito ritirarsi. I Sella, giovandosi come guide dei fratelli Maquignaz, superarono detta difficoltà adoperando come scalini dei pioli di ferro che infissero nella roccia praticandovi dei fori.
I fratelli Sella sono autori anche delle due successive relazioni: "Ascensione invernale del Cervino" e "La prima traversata in invernale del Monte Bianco". Invece si deve a Paul Güssfeldt la descrizione della prima salita della Cresta di Peutérey (1893), una delle più grandi imprese alpinistiche del XIX secolo. Tre scritti che costituiscono una viva testimonianza dell’alpinismo cosiddetto “eroico”.
Altra scalata notevole per la storia dell’alpinismo è quella che portò la conquista del Campanile Basso, ammirevolmente descritta da Otto Ampferer, primo salitore. Anche in questa salita vennero adoperati “mezzi sleali”, in questo caso una lunga pertica. A questa relazione i curatori hanno aggiunto una dettagliata notizia storica concernente la famosa variante aperta da Paul Preus in solitaria e le ripetizioni di questa via, tra cui il tragico tentativo di Raffaello Prati e Giuseppe Bianchi. Lo scritto è impreziosito dalla riproduzione dell’Annotazione di Preuss sul libro di vetta.
La narrazione di Geoffrey Winthrop Young dell’ascensione alla parete S del Täschhorn, non solo è di grande interesse per la storia dell’alpinismo, ma anche di pregevolissima qualità letteraria, come lo è tutto il libro da cui è tratta (G.W. Young, On High Hills, New York 1928). Questa scalata era giudicata tra le più difficili dell’epoca (1906), e del resto ancora oggi la guida delle Alpi del Vallese la classifica TD+. Nella nota introduttiva i curatori scrivono: «L’ascensione della parete sud del Täschhorn, e in particolare il superamento del passaggio chiave da parte di Franz Lochmatter, hanno assunto nel tempo, come pochissime altre, il significato simbolico di impresa limite dell’alpinismo classico nella sua forma originaria che escludeva totalmente l’uso di mezzi artificiali».
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