- Dettagli
- Pubblicato: 09 Maggio 2013
Incantamenti ardimentosi
(App. Me. 2006, p. 106)
Più volte, nelle pagine di questa rivista, abbiamo affermato la nostra intima convinzione dell’indissolubile legame tra cultura e alpinismo classico, legame ben presente sin dalla nascita di quest’ultimo. Come non tenere nella debita considerazione le motivazioni proprie delle scienze naturali che promossero la conquista del Monte Bianco? O non riconoscere l’influenza determinante delle convinzioni etico-estetico-filosofiche dei singoli “grandi” alpinisti sulle loro scelte di come praticare l’alpinismo? O sottovalutare il ruolo giocato dalle esperienze vissute in montagna quali fonti d’ispirazione per numerose opere e non solo letterarie? Si pensi al ruolo dei paesaggi montani nella musica di Wagner.
La recente pubblicazione di Ardimenti e incantevoli ozi, realizzata con ottima veste grafica dalla casa editrice “Nuovi Sentieri” di Bepi Pellegrinon, fornisce un eccellente esempio della tesi “culturale” che andiamo, forse un po’ ossessivamente, ribadendo.
L’autrice, la “nostra” Melania, dico nostra perché è nata e cresciuta (per ben due metri di altezza) nella bella Massa Lubrense, ha raccolto e presentato in modo egregio uno dei pochi taccuini di Napoleone Cozzi che ci sono pervenuti.
La figura di alpinista, di artista e patriota del Risorgimento, nonché validissimo atleta in numerose discipline quali la scherma, il nuoto e la ginnastica, è narrata con dovizia di particolari, anche inediti, dall’autrice e a questa esauriente biografia rimandiamo il lettore interessato. In merito ci limitiamo a ricordare che Cozzi è stato un precursore dell’alpinismo senza guide e uno degli animatori de La Squadra volante, consorzio di alpinisti, costituitosi nell’ambito della Società Alpina delle Giulie, con l’adesione di Alberto Zanutti,Giuseppe Marcovich, Tullio Cepich e Nino Carniel, tutti suoi abituali compagni di cordata.
Ciò che di veramente affascinante viene fuori da questa documentazione è, a nostro avviso, la dinamica armonia nella personalità di Cozzi tra l’alpinista e l’artista, e, anche senza pronunciarci sul valore estetico della sua produzione pittorica, per la qual cosa del resto non avremmo le necessarie competenze, cercheremo di porre in evidenza come questi due aspetti siano in lui fortemente condizionati reciprocamente.
Il taccuino ora pubblicato è datato 1902, un anno particolarmente importante per le numerose e difficili ascensioni compiute da Cozzi & soci. Rimandando, per un panorama complessivo, ancora alla dettagliata ricostruzione offerta dalla curatrice, ci limitiamo a indicare le ascensioni compiute nella campagna alpinistica di quell’anno. Dal 1 al 4 settembre venne scalato il cosiddetto Monte Toro nel gruppo del Cridola, oggi denominato Punta Cozzi. Tra il 6 e il 7 dello stesso mese si svolge il tentativo al Campanile di Val Montanaia; infine tra l’8 e il 9 si sale, per la Cresta SSE, sul Monte Duranno.
Nel volume sono riportate le relazioni scritte da Cozzi per la rivista "Alpi Giulie" di ognuna di queste scalate (la traversata del Monte Duranno è stata descritta anche da Alberto Zanutti), e riprodotti, in grandezza originale e con colori fedeli a quelli adoperati dall’artista, sessanta acquarelli, che con fine gusto pittorico, spesso non privo di una sottile ironia, raffigurano scene ed episodi attinenti a queste scalate.
Tra tutte queste l’impresa che ci pare più significativa ai fini del nostro discorso è il tentativo frustrato al Campanile di Val Montanaia: una vicenda ben nota, ma di cui non sarà inutile dare un breve resoconto per i nostri lettori.
- Prec
- Succ >>

