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- Pubblicato: 21 Maggio 2013
(App. Me. 2004, p. 94)
Grazie al nostro amico Paolo Riz del soccorso alpino dell’Alta Val di Fassa, è giunta alla redazione una copia del volume pubblicato dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) del CAI per festeggiare i primi cinquant’anni di questa importante associazione. È questa una pregevole pubblicazione che per la vastità degli argomenti trattati, per la profondità delle indagini svolte, per l’imponente e significativo apparato iconografico che la correda, e per l’elegante ma sobria veste editoriale, costituisce una degna testimonianza delle gesta compiute dagli uomini del Corpo e dei nobili sentimenti che li hanno ispirati.
Il punto di vista che ha guidato Roberto e Matteo Serafin nel non facile compito di curatori dell’opera (ma si potrebbe a buon diritto chiamarli “autori”), a nostro avviso, è quello proprio dell’alpinismo classico che considera questa disciplina non riducibile a mera competizione sportiva, ma ritiene che vada considerata nell’ambito del patrimonio culturale costruito dall’uomo. La sua storia non è pura cronaca di conquiste di vette e di superamento di primati, ma va considerata all’interno della storia che l’uomo ha costruito con le proprie passioni, ideali, fantasie e ambizioni, con gioia e sofferenza.
Il nucleo centrale dell’opera è suddiviso in cinque sezioni. Si inizia con “Storie e preistorie” ove, dopo aver menzionato alcuni sporadici soccorsi compiuti da montanari locali e monaci in epoche remote, apprendiamo che nel 1627 venne istituito nel Ducato di Savoia il corpo dei “Soldats de la neige” con lo specifico compito di portare soccorso ai viaggiatori che attraversavano le Alpi. Si passa poi brevemente in rassegna quanto fatto per aiutare alpinisti in difficoltà nel periodo del romanticismo, quello caratterizzato dai “senza guida”, e si danno segnalazioni di varie iniziative promosse dalle associazioni alpine.
La successiva sezione “I padri del CNSAS” non solo analizza puntualmente la nascita del “Corpo”, avvenuta nel 1954 per opera soprattutto di Scipio Stenico, ma ricostruisce con dovizia di particolari la lunga storia di soccorsi svolti da alpinisti appartenenti alla SAT sin dal 1912. Vengono poi ricordati interventi di salvataggio compiuti da alcuni grandi personaggi come Stenico, Lacedelli, Ghedina, Piussi e si descrivono dettagliatamente le grandi tragedie della montagna quali il “naufragio” di Henry e Vincedon sul Bianco, quella di Corti e Longhi sull’Eiger e quella della Vallée Blanche (quest’ultima a causa dell’incursione di un jet francese sull’impianto della funivia dei ghiacciai). Un adeguato spazio è dedicato alle imprese di soccorso compiute dagli Scoiattoli di Cortina e dai Catores di Gardena (ma non vengono menzionati, e dispiace doverlo rilevare, i Ciarmoces de Fasha, che pure non pochi meriti nell’ambito del soccorso possono rivendicare) e da protagonisti quali Maestri, Soldà e Bressan.
La sezione centrale di questa parte del libro, la più ampia, “Soccorsi e salvati”, ricostruisce in ogni dettaglio (l’incidente, la chiamata, la ricerca, il recupero), avvalendosi per fare ciò della memoria dei soccorritori e dei salvati, attingendo agli archivi dei giornali e delle stazioni del soccorso, un cospicuo numero di missioni di soccorso particolarmente significative per le difficoltà affrontate e per le tecniche adoperate. Questa sezione e la precedente non solo forniscono una puntuale ricostruzione storica di importanti accadimenti nell’ambito dell’alpinismo, ma sono utilissime per la formazione dei giovani (e anche dei meno giovani…) che da questa lettura possono apprendere esemplari vicende della montagna e degli errori che vi si possono commettere. Infatti nella breve nota dei curatori si legge: «In tutti i casi non si è esitato a cedere la parola a chi c’era, a chi ha sofferto e rischiato. In questo senso il libro si presenta anche come un’antologia di brani significativi: esperienze di cui chi va in montagna dovrebbe utilmente tenere conto. Non a caso l’American Alpine Club pubblica periodicamente, con pragmaticità anglosassone, un inventario dei principali incidenti alpinistici occorsi durante l’anno».
Il ruolo fondamentale giocato dall’elicottero nell’attuale soccorso è sinteticamente descritto nella sezione “Il volo del calabrone”. Evitando tecnicismi estranei al taglio di questa pubblicazione, viene evidenziato l’enorme vantaggio rappresentato dall’impiego, quando possibile, di questo mezzo, che consente di ridurre drasticamente sia le sofferenze che il numero dei morti, anche se, si sottolinea, questa tecnica non è esente da pericoli fatali per i soccorritori e per l’intero equipaggio dell’elicottero.
L’ultima di queste sezioni è dedicata alla speleologia: davvero “Signori degli avelli” sono i volontari del soccorso speleologico ove le difficoltà sono certo non inferiori a quelle del soccorso in roccia, come ben mostra un avvincente scritto di Piero Gobetti.
Il libro si chiude con alcuni scritti di carattere informativo che fungono d’ appendice. Viene così descritta “La grande macchina del CNSAS”, che consta di 28 delegazioni di soccorso alpino e 15 di soccorso speleologico, 229 stazioni alpine e 32 speleologiche, per un organico complessivo di 7000 volontari di cui ben 300 medici. Viene poi tracciato un profilo delle “delegazioni” regione per regione: è il “Giro d’Italia della solidarietà”, e qui non poco dispiace l’assenza della nostra Campania! Poche, ma gustose pagine, sono dedicate ai “Drammi ed eroi a 35 millimetri” nelle quali si parla di alcuni film (non documentari) dedicati al soccorso alpino (il primo risale al 1940). Ne “La storia in pillole” vengono elencate le date più significative per il soccorso.
Utile è anche “L’impegno del CNSAS in cifre”, che con significativi grafici e tabelle riassume i dati anno per anno dal 1955 al 2002. Apprendiamo così ad esempio che nel 1955 (2002) si sono compiuti 106 (4874) interventi con 153 (5424) persone soccorse, 925 (22862) soccorritori impiegati, i morti sono stati 57 (427), i feriti 47 (3434) e gli illesi 48 (1371), nel 2002 si è fatto uso dell’elicottero in 3180 casi, pari al 65,2% degli interventi complessivi.
Una “Bibliografia” ridotta all’essenziale chiude questo bel libro, al quale la nostra recensione non rende il dovuto merito, avendo fatto ricorso, per necessità di spazio, ad un’esposizione schematica dei fatti nel loro svolgimento storico che così è apparso astratto, laddove gli autori hanno ben mostrato come tutti questi accadimenti sono nel tempo tra loro intrecciati il che è proprio della vera storia così come nella realtà, e non nell’astrazione, noi la facciamo.
Roberto e Matteo Serafin, Soccorsi in montagna. 1954-2004: 50 anni del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico CAI. Presentazione di Mario Rigoni Stern.
pp. 388 con moltissime ill.n.t. Ferrari editrice, Clusone (BG) 2004.

