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- Pubblicato: 21 Maggio 2013
(App. Me. 2004, p. 209)
Più autori hanno sostenuto, anche dalle pagine di questa rivista, che l’alpinismo propriamente inteso, ossia non ridotto a mero sport, al conseguimento di primati di scalate in concatenazione – magari con l’ausilio dell’elicottero – a imprese di trapanazione degne di esperti fabbri su vie dove si è sempre passati semplicemente con un po’ di attenzione, sia intrinsecamente legato per molti versi al mondo della cultura. È proprio questo stretto legame che lo distingue dalle altre forme di alpinismo oggi di moda.
Anche chi non condivide questo punto di vista e ritiene che l’alpinismo altro non sia che pura prestazione atletica e che la sua “storia” si riduca alla cronaca di conquiste di vette e archiviazione di difficoltà, non può negare che moltissimi siano gli uomini di cultura, sia umanistica che scientifica, e gli artisti che all’alpinismo si sono appassionati fino a praticarlo ad altissimo livello. È questo il caso ad esempio anche di quel gruppo di fisici che, a partire dal 1927, si raccolsero intorno a Enrico Fermi e divennero famosi come i “Ragazzi di via Panisperna”.
Giovanni Battimelli, noto studioso di storia della fisica del Novecento, curatore con Michelangelo De Maria dell’importante libro di Amaldi, Da via Panisperna all’America (Editori Riuniti 1997), ha pubblicato di recente una ricchissima documentazione fotografica, concernente personaggi e avvenimenti della fisica italiana dal ’27 al ’59 tratta dall’archivio di Edoardo Amaldi.
È un’opera importante per le numerosissime fotografie “storiche”, molte qui pubblicate per la prima volta, per l’attento e ricco commento che le accompagna e per le molte informazioni su avvenimenti politici occorsi in quegli anni così cruciali.
Ad esempio pochi sanno, e i moltissimi che sapevano hanno dimenticato, che nel 1931 il fascismo impose ai professori universitari, pena il decadimento dalla cattedra, il giuramento di fedeltà al “Regime Fascista”, e che «su oltre mille docenti solo dodici rifiutarono di piegarsi ad accettare questa forma di controllo politico sugli intellettuali».
Non è questo il luogo per parlare dei meriti di questo importante lavoro, di cui consigliamo la lettura non solo agli studiosi di scienze ma a chiunque voglia documentarsi in modo appropriato sulla recente storia d’Italia. Ci limitiamo a brevi considerazioni sulla parte di questo libro dedicata alla passione per l’alpinismo comune a molti dei “Ragazzi di via Panisperna”.
Da Battimelli apprendiamo che «la villeggiatura estiva in Dolomiti era, fin dalla fine dell’Ottocento, una tradizione nell’ambiente scientifico romano… Era un piccolo circolo molto unito anche al di là delle mura accademiche: si ritrovavano spesso insieme a Cortina, Dobbiaco, Selva, personaggi come Tullio Levi-Civita, Federigo Enriques, Ugo Amaldi». Per legami di parentela o di amicizia il gruppo di via Panisperna si collega a questa tradizione e a questa lega anche i giovani, tra cui Emilio Segrè, Giulio Racah, Mario Salvadori, che al gruppo si erano avvicinati successivamente.
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