La cosa per noi interessante, oltre la parola greca del titolo, che è tutto un programma in quanto significa “colui che frequenta i monti”, cioè il nostro “andar per monti”, è che l’autore applica per le sue indagini il metodo “baconiano”, il metodo induttivo consistente nel risalire da osservazioni di fatti particolari a principi via via più generali, determinando così una svolta decisiva nell’approccio scientifico alla montagna (1a).   Sulla eventuale esistenza di  draghi Scheuchzer non si pronuncia, e tuttavia ritiene opportuno riportare, anche iconograficamente,  i resoconti di sedicenti  testimoni oculari (Figg. 4 e 5).

Ho accennato a  questi aspetti della “nostra” preistoria per porre in evidenza quanto la esplorazione  vigile dell’ignoto,  l’avventurarsi  in ambienti anche ostili e pericolosi alla scoperta  di paesaggi spettacolari e inconsueti e  il gusto per la vertigine  dell’orrido,  ma anche l’interesse scientifico, siano  da sempre motivo determinante  della passione  per la montagna.

D’altra parte  la scelta di datare la nascita dell’alpinismo alla conquista del Monte Bianco  sta proprio a sottolineare la componente scientifica ed esplorativa dell’alpinismo classico, che sarà poi incoraggiata dall’ambiente culturale dell’illuminismo di stampo ginevrino dominante in quegli anni e in quei luoghi.

Da questo punto di vista, il principale merito di questa impresa,  ritenuta giustamente audacissima,  spetta a Horace-Bénédict de Saussure (Fig. 7), che la promosse con un’assidua propaganda, tra i montanari  di Chamonix e anche tra i “forestieri” escursionisti che vi soggiornavano, con conferenze e scritti, fino al punto di promettere un generoso premio a chi ne avesse per primo raggiunto la vetta. De Saussure era un brillante studioso di scienze, di famiglia nobile e facoltosa, di piacevole aspetto, sposo di una bella e ricca fanciulla, con un matrimonio d’amore,  non previsto all’epoca soprattutto tra gli aristocratici: una vita serena e felice. Ma questa vita di De Saussure cosi “tonda” ha una stranezza, o meglio si completa con una stranezza: un amore appassionato per la montagna. «Ardo dal desiderio di vedere da vicino le alte alpi»,  scrive al suo amico Albrecht von  Haller,  alla partenza del suo primo viaggio per Chamonix e in seguito non perderà occasione per tornarvi. Da allora  salirà molte cime e i ghiacciai inferiori, e infine, vincendo timori e rassegnandosi a sopportare disagi e privazioni a cui non poteva certo essere  abituato, il 3 agosto del 1787 giungerà sulla cima del Bianco al comando di ben 18 guide e seguito dal suo cameriere personale. In questa spedizione le guide trasportarono un bagaglio di proporzioni smisurate, comprendente oltre gli strumenti scientifici, all’epoca di dimensioni molto ingombranti, materassi, tende, scrittoi, alcuni libri, vino e cibi in quantità pantagruelica (Figg. 8 e 9).

Potrebbe sembrare l’esibizione di un eccentrico megalomane, ma così non è: De Saussure è un grande uomo di scienza. A soli 19 anni consegue la laurea, a 22 anni ottiene la cattedra di filosofia naturale presso l’Académie di Ginevra, è autore di numerose importanti pubblicazioni in fisica e di una monumentale opera in quattro volumi Voyages dans les Alpes; egli non sale il Monte Bianco come spocchioso titolare di una  cattedra prestigiosa, alla quale infatti aveva  rinunziato nel 1785 proprio per organizzare questa salita: lo scienziato De Saussure,  come l’umanista  Petrarca,  scala il Monte Bianco soggiogato soprattutto dal fascino per la montagna. D’altra parte non si possono sottovalutare le sue grandi aspettative scientifiche per questa spedizione: «Il  mio scopo non era soltanto quello di raggiungere il punto più elevato. Era anche necessario condurre al termine lassù quelle osservazioni e quelle esperienze che, sole, avrebbero giustificato il viaggio» scriveva nella sua Rélation(2).

   
© Vin Cen