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- Pubblicato: 07 Maggio 2013
Malgrado alcune forzature argomentative, riteniamo che lo studio del Dülfer sia di estremo interesse in quanto, attribuendo alla difficoltà una dimensione soggettiva, sottolinea l’impegno che il particolare alpinista deve affrontare rispetto alla propria capacità in roccia, sia dal punto di vista tecnico che da quello emotivo, il che è ben diverso da una classificazione delle difficoltà ottenuta raffrontando in astratto le vie tra loro e formando così delle classi di equivalenza che poi vengono ordinate in modo crescente.
Poi venne la guerra, la “Grande guerra”… e tutti dovettero affrontare ben altre difficoltà che quelle alpinistiche!
Il 15 giugno 1915 Hans Dülfer cadeva sul fronte di Arras e con lui finiva anche la concezione di una valutazione soggettiva delle difficoltà alpinistiche12.
Bisogna attendere il 1926 perché il tema attiri di nuovo l’attenzione degli alpinisti . Nella stessa rivista che aveva ospitato le proposte di Planck e di Dülfer, il forte alpinista Wilhelm Welzenbach13 pubblica un articolo dal titolo Una proposta per l’uniformazione dei concetti di difficoltà14, di tono ben diverso da quello comune a Planck e Dülfer: l’agile “definizione” è soppiantata dalla greve “uniformazione”. Il desiderio dell’autore è proprio questo: porre ordine tra i «progetti più svariati (Planck, Dülfer) che però, nell’ambiente alpinistico, avevano poco riscontro; prima, quanto dopo regna una spiacevole confusione in questo campo».
L’ordine imposto da Welzenbach, consiste essenzialmente nell’introduzione di un nuovo grado di difficoltà15, col riconoscimento che «già prima della guerra da più parti veniva considerata necessaria l’introduzione di un sesto grado». Si ha così una scala delle difficoltà aggettivale «perché la parola “viva” esprime molto di più del numero “inanimato”», con sei gradi, ognuno dei quali ha un limite inferiore e uno superiore ed entro i quali limiti sono comprese le scalate con difficoltà pertinenti a quel grado: I. facile cioè l’inizio delle difficoltà così come era stato definito da Dülfer; II. mediamente facile; III. difficile; IV. molto difficile; V. oltremodo difficile; VI. estremamente difficile.
La proposta è, in effetti, ancora abbastanza simile a quella avanzata da Planck e da Dülfer, ma con due importanti differenze: l’introduzione, come abbiamo detto, di un nuovo grado, e la chiusura della scala: «A mio parere – sostiene l’Autore – non è più possibile un ulteriore aumento significativo delle prestazioni su roccia». Il resto dell’articolo è dedicato all’esemplificazione dei limiti superiori e inferiori di ogni grado, mediante vie ben note, che vengono distinte a seconda del tipo di roccia, calcare o granito, e del settore alpino, occidentale oppure orientale16.
Welzenbach estende la sua scala anche a scalate su ghiaccio, senza apportarvi modifiche, ma precisando: «La valutazione delle scalate in alta montagna è invece condizionata dall’incertezza delle condizioni che possono continuamente variare» e «in quest’ambito è pensabile un lieve aumento » delle difficoltà rispetto a quelle oggi raggiunte. Se il contributo di Welzenbach brilla per la chiarezza è pur vero che non vi è più traccia della ricca e stimolante ricerca condotta da Planck e soprattutto da Dülfer. Ora proprio perché questa scala delle difficoltà non dovrebbe più prevedere dubbi o incertezze, viene prontamente accettata in un contesto storico-sociale che di problemi ne vuole il meno possibile e pertanto si “uniforma” ben volentieri alla confortevole “infallibilità” delle mere istruzioni da manuale. Così la scala di Welzenbach divenne la scala ufficiale delle difficoltà alpinistiche.
Poiché Welzenbach non distingue, come aveva fatto Dülfer, tra difficoltà oggettive e soggettive, la chiusura verso l’alto della scala equivale a porre un limite oggettivo a ciò che è scalabile, così il VI grado diviene il “limite delle difficoltà umanamente superabili”; questo limite è stato accettato da tutti gli alpinisti per molti anni, e soltanto dal 1971 Reinhold Messner iniziò a considerare la possibilità di introdurre un nuovo grado, il VII.

