Il germe seminato da Capuis con il nucleo di “soci arrampicatori” proliferò: numerosi membri della nostra sezione, sotto la direzione di Pasquale Palazzo e poi di Ambrogio Robecchi, si dedicarono all’arrampicata e vennero presi contatti con famosi alpinisti del nord quali Giusto Gervasutti e successivamente Benvenuto (Ben) Laritti. Non è possibile qui dare un resoconto neanche approssimativo dell’alpinismo caprese, ricorderò soltanto che nell’immediato dopoguerra questo ebbe un momento di grande splendore: pur nella dimensione che è propria di Capri quale “Palestra di arrampicamento”, forti scalatori, ad esempio i fratelli Luchini, Ninò e Giuseppe De Crescenza, Adolfo Ruffini, il poeta futurista Emilio Buccafusca, sotto la guida del neurochirurgo Francesco Castellano, aprirono nuove vie anche di VI grado sul Faraglione di Terra, al Salto di Tiberio, all’Arco naturale... Rinviando alla bibliografia chi è interessato ad approfondire questo argomento, vorrei qui !imitarmi a portare una mia testimonianza sull’incontro avuto con uno dei personaggi di eccezione che hanno contribuito a dare un certo lustro all’arrampicata a Capri. È ben noto infatti che, agli inizi degli anni ‘30, il grande Hans Steger e la sua degna compagna di cordata, la fortissima Paula Wiesinger visitarono Capri e, pur non trascurando spero il fascino romantico che l’isola offre con generosità, aprirono due vie, una all’Arco naturale, l’altra al Faraglione di Terra, vie ancora molto frequentate come il nostro Francesco Leardi ha qui narrato. Da tempo coltivavo il desiderio di incontrare la Paula, che sapevo soggiornare presso il rifugio Dellai Steger all’Alpe di Siusi, acquistato con Hans nel dopoguerra.

   
© Vin Cen