- Dettagli
- Pubblicato: 09 Maggio 2013
Rievocare questo gioioso incontro non è stato forse superfluo per comprendere appieno l’importanza che ha avuto per noi e per gli amici fassani la recente gita sociale della loro sezione al Gran Sasso, organizzata da Evaristo Soraruf, attuale presidente, che si è avvalso per l’occasione della preziosissima collaborazione di Licia Favè, figlia di Renzo.
A incontrare i nostri amici sono partito da Napoli con Lello Girace e Rosario Romeo e ci siamo ritrovati tutti nel confortevole albergo Parco Gran Sasso ove abbiamo goduto della squisita ospitalità di Vittorio Di Giovanni. L’indomani sveglia alle 6.30, e alle 8 nell’autobus che ci porta a Campo Imperatore. Qui ci attende Lorenzo Baldi, guida di mezza montagna, con il compito di accompagnare il grosso della truppa lungo il sentiero basso, cioè quello che dalla sella di Monte Aquila scende a Campo Pericoli, passa per il rifugio Garibaldi, risale alla Portella e ritorna a Campo Imperatore. Alla sella di Monte Aquila ci dividiamo. Un altro gruppo, tra cui Licia con il marito Remigio Iori, Evaristo, Domenico Volcan e le giovanili settantenni Frida Dantone e Giuliana Planchensteiner salgono la vetta occidentale del Corno Grande, lungo la cresta W, accompagnati da Rosario Romeo. Lello Girace, invece, si assume l’impegno di guidare niente di meno che Almo Giambisi con la compagna Fiorenza Dantone e numerose altre persone tra cui Sonia Pederiva, la sorella del fuoriclasse Bruno, per l’impegnativa direttissima. Infine, chi scrive, avvalendosi della grande amicizia con Anna Favè, riesce a conquistare la simpatia delle sue amiche Maria Bernard (classe 1932) e Aurelia Valentini (classe 1933) con cui decidiamo di salire al rifugio Duca d’Aosta. Il sentiero che dalla sella di Monte Aquila conduce a questo rifugio si svolge lungo un’affilata cresta e offre uno splendido aereo panorama a 360 gradi su tutto il versante meridionale del Gran Sasso. Il percorso non è facilissimo svolgendosi a volte su pietrame instabile e in notevole esposizione. Anche in questi tratti procediamo spediti e sicuri e ammiro soprattutto Aurelia e Maria, che pur meno esperte di montagna di quanto lo sia Anna se la cavano alla grande. Giunti al rifugio, purtroppo in perpetua ristrutturazione, tipo fabbrica di San Pietro, scendiamo facilmente e velocemente a Campo Imperatore, ove giungiamo primi di tutta la compagnia. Possiamo così impadronirci del miglior tavolo di cui dispone l’Ostello. È ben noto che non solo sulle vette himalayane si soffre la disidratazione, ma anche alle nostre più modeste quote c’è la necessità impellente di reintegrare i nostri liquidi e, anche in questa prova, le amiche di Anna suscitano la mia ammirazione in quanto, al pari di Anna e di me, integrano non modeste quantità di liquidi contenenti acqua ma non oltre il limite massimo dell’88 per cento. Man mano ci raggiungono tutti e, chi più e chi meno, seguono il nostro esempio. La piacevole sosta non può prolungarsi più di tanto per la comune consapevolezza, che ognuno di noi ha, dell’impegnativa serata che ci attende.

